Ptahhotep e l’arte dell’ascolto

Egitto. Una terra sul Nilo nota per la sua saggezza e i suoi misteriosi geroglifici. Sebbene la scrittura geroglifica sia associata a Thot, il dio della saggezza, la saggezza di Thot non ha nulla a che vedere con la conoscenza intellettuale derivante dai libri. La saggezza di Thoth significa saggezza del cuore. Chiunque può sviluppare questa saggezza. L’unica cosa necessaria, secondo Ptahhotep, è la capacità di ascoltare.

Thot e gli scribi egizi
Thoth era considerato la guida per gli scrittori, per i grandi saggi come Ptahhotep. Ptahhotep era amato non solo per la sua saggezza, ma soprattutto perché metteva la sua conoscenza e il suo talento al servizio dei suoi simili. Per secoli, come altri saggi, rimase un esempio ispiratore per l’intero paese.
Ptahhotep scrisse uno dei più bei testi di saggezza a noi noti. Sebbene risalga a migliaia di anni fa, le sue parole conservano ancora oggi il loro significato. Il testo si è conservato in quattro copie risalenti al periodo successivo a Ptahhotep. Ptahhotep stesso visse nel periodo della Quinta Dinastia, intorno al 2400 a.C.


Ascoltare
Secondo Ptahhotep, ascoltare è una delle qualità più importanti che puoi sviluppare. Ptahhotep dedica quasi cento versi a questo argomento. A suo dire, una buona educazione implicava che un padre doveva insegnare al figlio ad ascoltare. Ora, potreste pensare che con ciò intendesse dire che un bambino dovrebbe fare ciò che dice il padre, ma non era questo il suo significato. Una buona educazione significava che un padre insegnava ai propri figli ad ascoltare il proprio cuore, ad entrare in sintonia con la propria essenza più profonda.
In Egitto, il cuore è la fonte dell’ispirazione divina. È la sede dell’amore e della saggezza. Secondo gli Egizi, amore e saggezza vanno sempre di pari passo. Quando si desidera aiutare qualcuno con amore, è necessario anche comprendere come saperlo fare nel migliore dei modi. Agire con amore significa agire con saggezza, e viceversa. La saggezza è la capacità di agire con amore e compassione. Anche la lingua degli Egizi lo dimostra. Mer-ib e sem-ib significano entrambi compassione. Ib è la parola egizia per “cuore”. Mer significa “amore” e Sem “saggezza”.
La saggezza di Thoth è anche strettamente intrecciata con Maat, con l’armonia cosmica. Fu Thoth a trascrivere le leggi di Maat. Quali sono queste leggi di Maat?
Le leggi di Maat
Maat era il concetto più importante nell’antico Egitto. Tutti dovevano vivere e agire secondo Maat. Maat rappresenta l’armonia cosmica. Significa anche verità e giustizia. Secondo gli Egizi, tutta la natura è composta da esseri viventi che lavorano insieme. Non solo gli esseri umani, gli animali e le piante sono esseri viventi, ma anche le stelle, i pianeti, i minerali e gli atomi. Anche la materia di cui sono composte le montagne e la terra è vita. La materia non è morta. Secondo gli Egizi, non esiste nulla che non viva. Tutti questi esseri hanno origine dallo stesso infinito inizio della vita. Di conseguenza, nella loro essenza più profonda sono un tutt’ uno. Esiste tuttavia una differenza di sviluppo tra tutti questi esseri. Ci sono esseri più sviluppati e altri meno sviluppati. Tutti questi esseri viventi, per quanto piccoli o grandi che siano, sono in continuo sviluppo. Possono farlo solo collettivamente, insieme gli uni con gli altri.
La parte più profonda dell’uomo, il suo cuore, è consapevole di questa unità e di questa connessione intima con tutti gli esseri. Questa parte agisce naturalmente in accordo con questa armonia. Segue Maat in modo naturale. È la parte di una persona che è sincera, onesta e amorevole. In questa parte si trovano anche saggezza e intuizione, così come anche la coscienza ne fa parte.

Guida
Secondo gli Egizi, il cuore è una buona guida nella vita. Chi lo ascolta è naturalmente amato dagli altri. Le persone vivono bene quando agiscono secondo l’ordine cosmico della natura.
Chi non ascoltava veniva chiamato “sordo”. In Egitto, la sordità non aveva nulla a che fare con la sordità fisica, ma significava essere sordi a Maat. Un sordo è qualcuno che è concentrato sul proprio ego e quindi non sente la voce del dio sole. Allo stesso tempo, non ascolta neanche i suoi simili. Una persona sorda si isola sia dal suo dio interiore che dai suoi simili.
Ptahhotep descrive sia chi ascolta sia chi non ascolta con le seguenti parole:
«Chi sa ascoltare, questo figlio eccelle, le sue azioni si distinguono, mentre il fallimento persegue chi non ascolta.
(…)
Lo stolto che non ascolta non può fare assolutamente nulla. Vede conoscenza nell’ignoranza, utilità nel danno. Egli compie ogni sorta di abominio e ne è ritenuto responsabile ogni giorno. Si nutre di ciò che causa la morte. Il suo cibo è costituito da menzogne.
(…)
Un figlio che ascolta è un seguace di Horus. Sta bene quando ha sentito.»[1]

Maestro e allievo
Secondo gli Egizi, tutta la saggezza e la conoscenza sono presenti nell’uomo. Devono solo essere risvegliate. Così, l’Intef egizio dice: ” Io sono uno che sa, che ha appreso la conoscenza da sé, uno che nel suo cuore medita su Maat”.
Le persone potevano essere aiutate ad ampliare ulteriormente le proprie conoscenze. Lo studio dei testi del passato poteva essere uno strumento utile a questo scopo. Ma la vera saggezza viene da dentro. Le parole, scritte o pronunciate, possono contribuire a risvegliare queste intuizioni.
Un uomo saggio ispirò il suo discepolo. Ptahhotep ne parla:
«Che a questo servo sia comandato di creare un “bastone della vecchiaia” (un successore) per riferirgli le parole di coloro che hanno ascoltato, e le idee degli antenati, che ascoltavano gli dèi.
Che questo sia fatto per voi, affinché la discordia scompaia dagli uomini.
(…)
Poi istruiscilo sui detti di saggezza del passato. affinché possa diventare un esempio per i figli dei Grandi.
Che l’ascolto entri in lui. E la devozione di chi gli parla, perché nessuno nasce saggio. »[2]


Ptahhotep indica di essere sulla stessa linea dei Saggi che risale a tempi antichissimi, agli “antenati che ascoltavano gli dèi”. A sua volta, trasmette le sue conoscenze a coloro che gli succederanno.
Ptahhotep menziona anche il motivo per cui le persone vengono aiutate a sviluppare ulteriormente la saggezza: per eliminare i conflitti tra le persone stesse e nel loro intimo, per contribuire all’armonia e alla pace con le conoscenze acquisite e le qualità sviluppate e, a sua volta, per incoraggiare gli altri ad ascoltare il proprio cuore. Ma soprattutto, per essere un esempio.
«Se chi guida dà il buon esempio, questo durerà per sempre.
La sua saggezza durerà in eterno.»[3]
Buon ascoltatore
Una persona saggia è colei che permette alle qualità del suo cuore di nascere in sé. Ptahhotep ne parla così:
“Il Saggio nutre la sua ba (anima) infondendo in essa bellezza e bontà, così da esserne compiaciuto sulla terra.”[4]
Secondo Ptahhotep, la saggezza è sempre relativa. Si agisce secondo Maat quando si agisce secondo la propria intuizione più elevata e al meglio delle proprie capacità. Secondo Ptahhotep, non ci sono limiti alla scoperta della saggezza e della verità. Nessuno è perfetto e sa tutto.
Chi sa ascoltare comprende anche l’arte di riconoscere, tra le parole delle persone, proprio quelle parole che sono vere, che racchiudono saggezza.
Fig. 8a Amuleto a forma di cuore. È significativo che su questo cuore compaia il geroglifico che significa “nascita”. Louvre, Parigi. (foto: Corina Zuiderduin)

Connettersi
Ascoltare significava anche connettersi con gli altri. Secondo gli Egizi, era esplicito nella natura che gli esseri si sostenessero a vicenda. La comprensione, l’amicizia e l’attenzione reciproca ed attenta nell’ascoltare erano quindi altrettanto importanti. “L’ascolto genera benevolenza”, afferma Ptahhotep. “Ascoltare attentamente fa bene al cuore.”[5]
Secondo Ptahhotep, l’ascoltare è strettamente connesso con il parlare. Saper quando e come dire qualcosa, e se sia il caso di dire qualcosa, è un’abilità. Non è sempre necessario parlare; a volte è sufficiente, o in alcuni casi forse meglio, dare semplicemente l’esempio.
Soprattutto, ascoltare significa sintonizzarsi con il proprio cuore che parla senza parole. L’ascolto, secondo Ptahhotep, è connesso con l’amore. “L’amore conduce al raggiungimento della perfezione quando l’ascoltare e il parlare sono buoni”, afferma. E il parlare è buono, continua Ptahhotep, quando ascoltare è buono. “Ascoltare è meglio di ogni altra cosa”.[6]
Chi ascolta crea un canale di ispirazione dal proprio cuore per i suoi simili. Forse non è un caso che il geroglifico per la parola “canale” sia lo stesso di quello per “amore”.

Fig. 8b Geroglifico per “nascita” o “essere nato”.


Note
Note da 1 a 6: Testo sapienziale di Ptahhotep. Tratto da: Lichtheim, M., Ancient Egyptian Literature, vol. 1, London 1973, 61-80.
Questo articolo è un adattamento di un articolo apparso su Bresmagazine 325, decembre 2020, e del libro Het Mooie Westen, mythen en symbolen in Egypte, 2019.
Diritto d’autore testo: Corina Zuiderduin. Immagini: Emy ten Seldam e Corina Zuiderduin
Traduzione: Marisa Jansen Miglioli
